14a) Huizinga. La dimensione ludica nella cultura cavalleresca.
Un altro elemento importante per comprendere tanta parte della
storia dell'uomo  l'attenzione alla dimensione ludica.
Huizinga,nell'opera Homo ludens, svolge questo tema nelle varie
epoche storiche. Egli constata la continuit del sogno
dell'ideale cavalleresco nel Medioevo e nel Rinascimento ed il
fatto che si tratti in entrambi i casi di pura dimensione ludica.
Il tema  gi presente nell'opera L'autunno del Medioevo.
J. Huizinga, L'autunno del Medioevo.

Il Basso Medioevo  uno di quei periodi terminali in cui la vita
sociale delle classi superiori  diventata quasi del tutto un
giuoco di societ. La realt  violenta, dura e crudele; la si
riporta al bel sogno dell'ideale cavalleresco, e su questo poi si
crea il giuoco della vita... In tutta la societ cavalleresca del
'400 domina un labile equilibrio fra la seriet sentimentale e il
lieve scherno. Tutti quei concetti cavallereschi di onore,
fedelt, amore, vengono trattati con perfetta seriet, sennonch
di tanto in tanto il fiero aspetto si spiana un istante in una
risata. In Italia questo stato d'animo  trapassato nella parodia
consapevole: nel Morgante del Pulci e nell' Orlando innamorato del
Boiardo. Ma anche l il sentimento romantico-cavalleresco riprende
talora il sopravvento; nell'Ariosto, all'aperta beffa si 
sostituito quel mirabile superamento tanto dello scherzo che della
seriet, nel quale la fantasia cavalleresca ha trovato la sua
espressione pi classica.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
sesto, pagina 225.

G. Zappitello, Antologia filosofica,, Quaderno secondo/1.
Introduzione.
14b) Huizinga. La dimensione ludica nel Rinascimento.
Il Rinascimento espresse la sua dimensione ludica nella ricerca
della perfezione, nell'imitazione degli antichi, nella mitologia,
nell'astrologia, nell'idillio pastorale, nella cavalleria. Ma il
gioco non escludeva una profonda seriet d'intenti.
J. Huizinga, Homo ludens, capitolo undicesimo.

Gettiamo poi uno sguardo sul periodo del Rinascimento e
dell'Umanesimo. Non esiste nessuna lite conscia e ritirata in s,
che abbia cercato di costringere la vita a un gioco di immaginata
perfezione, cos autentica come la societ del Rinascimento. Si
ricordi sempre che gioco non esclude seriet. Lo spirito del
Rinascimento era tutt'altro che frivolo. Imitare l'antichit era
una questione di sacrosanta seriet. La passione di dedicarsi
all'ideale di creazione plastica e d'invenzione intellettuale era
insolitamente intensa, profonda e pura. E' quasi impossibile
rappresentarsi figure pi serie di Leonardo e di Michelangiolo.
Eppure tutto l'atteggiamento spirituale del Rinascimento  gioco.
Quell'aspirazione raffinata  al medesimo tempo fresca e vigorosa
verso una nobile e bella forma,  cultura fatta per gioco. Tutto
lo splendore del Rinascimento  una gioiosa o solenne mascherata
coi paramenti di un passato fantastico e ideale. La figura
mitologica, l'allegoria e l'emblema ricercati e sovraccarichi di
nozioni astrologiche e storiche sono come le pedine nel gioco agli
scacchi. In architettura e arte grafica la fantasia decorativa
gioca molto pi consapevolmente, con quella sua applicazione di
motivi classici, che non facesse il miniatore medievale colle sue
trovate birichine. Il Rinascimento suscita a nuova vita i due
ideali ludici per eccellenza, l'idillio pastorale e la cavalleria,
li suscita cio a vita letteraria e festiva. Sarebbe difficile
citare un poeta che rappresenti pi puramente dell'Ariosto il vero
spirito ludico. L'Ariosto  inoltre l'uomo che pi completamente
di chiunque altro ci dice il tono e l'atteggiamento del
Rinascimento. Quale altra poesia si  aggirata cos disinvolta in
un assoluto e perfetto spazio da gioco quanto quella dell'Ariosto?
Con quel suo inafferrabile fluttuare fra emozione patetico-eroica
e senso comico, in una sfera di armonia quasi musicale, tutto
sottratto alla realt eppure popolato delle pi visibili figure, e
soprattutto con quella sua infallibile letizia di timbro,
l'Ariosto  per cos dire la dimostrazione dell'identit di gioco
e poesia.
Al termine dell'Umanesimo sogliamo unire nozioni meno colorite,
magari pi serie che a quello di Rinascimento. Eppure,
considerando da presso, vale anche per l'Umanesimo ci che gi
abbiamo osservato del carattere ludico del Rinascimento. Quasi
ancora pi di quest'ultimo, l'Umanesimo  riservato ad un cerchio
di iniziati e di intenditori. Gli umanisti coltivarono un ideale
di vita e di spirito rigorosamente formulato. Anzi, mediante le
loro antiche figurazioni pagane e mediante la lingua classica
seppero dare espressione anche alla loro fede cristiana,
introducendovi per in tal modo un accento fittizio di cosa non
presa completamente sul serio. Quella lingua umanistica non seppe
adattarsi bene al tono di Cristo. Calvino e Lutero non
sopportarono in materia di cose sacre il tono dell'umanista
Erasmo. Erasmo: come tutto il suo essere porta l'impronta del
gioco! Che irradia non soltanto dall' Elogio della Pazzia e dai
Colloqui, ma anche dalle Adagia, dall'arguzia voluttuosamente
scherzosa delle sue lettere, anzi talvolta perfino dalle sue opere
pi serie.
J. Huizinga, Homo ludens, Einaudi, Torino, 1949, pagine 224-225.
